Il terreno può reintegrare gli elementi nutritivi Il terreno sotto i vostri piedi è sterile? ABITATE in una zona dove si coltivano prodotti per uso alimentare? In tal caso, il deserto e la carestia possono sembrarvi distanti centinaia, perfino migliaia di chilometri. Ma non è così. In effetti, la penuria di viveri non dista che pochi centimetri da qualsiasi luogo della terra. È lontana solo quanto la profondità del terreno. Se alcuni essenziali centimetri di suolo superficiale fossero strappati alla terra, ogni vita su di essa infine cesserebbe. L’effettiva erosione del suolo sottrae in tutta la terra molto prezioso suolo superficiale. Per esempio, le nazioni africane ammettono che l’erosione del suolo è un grosso problema. L’ Herald d’Etiopia dice: “Ogni giorno tonnellate e tonnellate di terra sono spazzate via dai nostri altipiani per depositarsi nei paesi vicini così che i nostri campi gradualmente si isteriliscono. Essendo poco fertili possono dare solo uno scarso ...
La lotta contro gli ostacoli
OH, SÌ, alcuni di noi hanno il televisore, il forno a microonde e il personal computer. Ma dove sono l’aria fresca, il cibo sano e l’acqua pura? Perché una tecnologia capace di mandare un uomo sulla luna sembra incapace di provvederci queste cose, di soddisfare le nostre necessità più essenziali? Perché le nefaste tracce dell’inquinamento si fanno più marcate?
“Tutto cresce”
Scrivendo su un periodico scientifico tedesco, il prof. Kurt Hamerak afferma che “tutti i problemi ambientali sono essenzialmente causati dalla crescita, soprattutto dalla crescita inaspettatamente rapida della popolazione”. La popolazione mondiale è quasi raddoppiata dal 1950. Per di più, viviamo in un mondo dove, secondo uno studio delle Nazioni Unite, “le città si espandono in modo esplosivo”. Si calcola che per il Duemila tre quarti degli abitanti delle regioni progredite si troveranno nei centri urbani. Quando la densità della popolazione aumenta, aumentano anche le possibilità di inquinamento.
Crescendo il numero di coloro che vogliono i beni resi possibili da una maggiore conoscenza e da mezzi tecnologici più perfezionati, crescono anche la produzione industriale e gli scambi commerciali. Questo significa nuove fabbriche e nuovi stabilimenti chimici: nuove fonti di inquinamento. A loro volta questi hanno bisogno di energia, per cui si devono costruire nuove centrali elettriche. In tutto il mondo, in quasi 400 di esse l’energia è fornita da reattori nucleari.
Cresce anche la quantità di tempo libero che la gente ha a disposizione. Di conseguenza ci sono più tempo e più occasioni di invadere le campagne, inquinando spesso il suolo, l’aria e l’acqua, e mettendo a repentaglio la vita vegetale e animale.
Invece di prevenire l’inquinamento, la civiltà moderna ha effettivamente contribuito a crearlo promuovendo un modo di pensare materialistico che ha parecchi lati negativi, a dir poco. Molte persone competenti avvertono ora che la crescita sfrenata avrà effetti disastrosi. G. R. Taylor in The Doomsday Book (Il libro della fine del mondo) conclude: “Finora è sembrato che il modo di pensare materialistico . . . dovesse trionfare. All’improvviso diventa chiaro che non può trionfare”.
Sì, “tutto cresce”, dice il prof. Hamerak, “inclusi i problemi”. Ma ci sono altre ragioni più importanti per cui la lotta contro l’inquinamento non ha risultati positivi.
Conoscenza insufficiente
Per esempio, non si sa “praticamente nulla” dice il summenzionato libro, “del modo in cui interagiscono vari inquinanti presenti nello stesso tempo”. Pure incerta è la quantità di sostanze venefiche o di radioattività con cui si può venire a contatto prima di risentirne negativamente. Il tossicologo L. Horst Grimme dell’Università di Brema afferma che “non è possibile quantificare il rischio derivante dalla produzione, dall’impiego e dalla distribuzione degli inquinanti”. Ritiene non esista un modo per stabilire con precisione a che livello un inquinante smette d’essere innocuo e diventa nocivo. “In molti casi”, dice, “gli esperti non hanno proprio una conoscenza sufficiente per poter determinare i limiti accettabili”. Per di più le ricerche sono così recenti che nessuno sa veramente quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine anche dei “limiti accettabili”.
Un altro problema è quello dello smaltimento dei rifiuti tossici. Non è una cosa da poco visto che la quantità di pericolosi rifiuti prodotti solo nell’Europa occidentale si aggira sui milioni di tonnellate all’anno.
Esistono sei principali metodi di smaltimento:
(1) scarico in mare;
(2) interramento;
(3) conservazione a lungo termine;
(4) trattamento fisico, chimico o biologico;
(5) incenerimento sulla terra o in mare e
(6) ricupero e riciclaggio.
Nessuno di questi metodi è del tutto soddisfacente o infallibile.
(1) scarico in mare;
(2) interramento;
(3) conservazione a lungo termine;
(4) trattamento fisico, chimico o biologico;
(5) incenerimento sulla terra o in mare e
(6) ricupero e riciclaggio.
Nessuno di questi metodi è del tutto soddisfacente o infallibile.
Debolezze e limitazioni umane
In una burrascosa notte del marzo 1978, la superpetroliera Amoco Cadiz perse il controllo del timone e si incagliò vicino alla costa francese della Bretagna. Oltre 200.000 tonnellate di greggio si riversarono in mare, uccidendo circa 10.000 uccelli, rovinando l’industria delle ostriche, inquinando oltre 160 chilometri di spiaggia e creando una gigantesca macchia di petrolio. La colpa era della negligenza dell’uomo.
Un esempio più spaventoso della debolezza umana si ebbe nell’aprile del 1986. A causa di un grave incidente occorso in un reattore nucleare della centrale di Chernobyl (URSS), una trentina di persone persero la vita, innumerevoli migliaia d’altre furono messe in pericolo e si dovettero far sgomberare 135.000 cittadini sovietici. Il Wall Street Journal scrive: “Molti scienziati dicono che gli effetti a lungo termine delle radiazioni assorbite da sovietici ed europei dopo l’incidente nucleare rimarranno sconosciuti per anni. . . . Si prevede un aumento dei casi di leucemia e di tumore del polmone, della mammella e della tiroide”. Secondo una notizia della Pravda, il disastro è stato causato da “irresponsabilità, grave mancanza di adempimento del dovere e indisciplina”.
Incidenti analoghi erano già accaduti. Der Spiegel dice che “varie volte l’umanità è sfuggita per un pelo alla catastrofe”. Questa rivista tedesca afferma di avere avuto accesso a 48 delle oltre 250 denunce di problemi di reattori presentate all’Organizzazione Internazionale per l’Energia Atomica, incidenti verificatisi in luoghi distanti l’uno dall’altro come Argentina, Bulgaria e Pakistan. Molti di questi incidenti, inclusa la fusione parziale avvenuta nel marzo del 1979 a Three Mile Island negli Stati Uniti, sono stati attribuiti all’errore umano.
Non solo gli uomini sono inclini a sbagliare, ma hanno anche un controllo limitato sugli elementi. Visto che di solito nell’Europa centrale l’andamento dei venti è da ovest verso est, la Repubblica Federale di Germania è investita dall’aria inquinata proveniente dall’Inghilterra, mentre la Repubblica Democratica Tedesca e la Cecoslovacchia sostengono il peso maggiore dell’aria inquinata proveniente dalla Repubblica Federale di Germania. Ma i venti possono essere mutevoli. Durante il disastro di Chernobyl, per esempio, i venti cambiarono direzione, per cui Polonia, paesi del Baltico e Scandinavia — per non parlare dell’Unione Sovietica — furono investiti da aria radioattiva in misura più grave che gli altri paesi europei.
Lacune più gravi
Spesso la gente non valuta onestamente e obiettivamente i fatti relativi all’inquinamento. Mentre i fautori della protezione dell’ambiente possono esagerare gli aspetti negativi per sostenere il loro argomento, i loro avversari daranno risalto al lato positivo. Per esempio, un esperto dice dei fiumi inquinati: “Un considerevole tratto dell’Elba, che al principio del secolo era uno dei corsi d’acqua più ricchi di pesci, è da tempo biologicamente morto”. La stessa cosa è stata detta del Reno, specie dopo il disastro alla Sandoz. Un portavoce dell’industria chimica, però, afferma che “perfino dopo l’incendio alla Sandoz, il Reno è ancora in condizioni migliori di dieci anni fa”.
A rigor di termini questo può essere vero perché alcuni anni fa c’erano indicazioni secondo cui la legislazione governativa antinquinamento si stava dimostrando efficace e il risanamento del Reno progrediva in modo sorprendente. E del Tamigi, il fiume inglese, la rivista National Geographic afferma: “Negli scorsi trent’anni l’inquinamento è stato ridotto del 90 per cento”. Questo risultato è stato possibile solo grazie a sforzi concertati. Ma secondo il giornalista Thomas Netter, in molti paesi non si compiono sforzi in tal senso perché “il disastro ecologico è ancora considerato essenzialmente come il problema di qualcun altro”.
Senza dubbio questa è una delle ragioni per cui i governi stanno avendo tante difficoltà ad adottare misure di controllo internazionali. Per anni Canada e Stati Uniti non sono riusciti ad accordarsi sul modo di combattere la pioggia acida. Infine, nel 1986, sono stati fatti modesti passi avanti. Fino ad allora, come ha detto un funzionario canadese, la questione della “pioggia acida rimaneva insoluta, mentre i pesci morivano”. E sebbene 31 nazioni abbiano convenuto nel 1987 di ridurre di metà la produzione di spray, che a quanto pare distruggono la fascia di ozono che circonda la terra, questo obiettivo non sarà raggiunto che alla fine del XXI secolo.
Senza dubbio questa è una delle ragioni per cui i governi stanno avendo tante difficoltà ad adottare misure di controllo internazionali. Per anni Canada e Stati Uniti non sono riusciti ad accordarsi sul modo di combattere la pioggia acida. Infine, nel 1986, sono stati fatti modesti passi avanti. Fino ad allora, come ha detto un funzionario canadese, la questione della “pioggia acida rimaneva insoluta, mentre i pesci morivano”. E sebbene 31 nazioni abbiano convenuto nel 1987 di ridurre di metà la produzione di spray, che a quanto pare distruggono la fascia di ozono che circonda la terra, questo obiettivo non sarà raggiunto che alla fine del XXI secolo.
Si farà comunque poco progresso finché gente avida di guadagno materiale o gente egoista che pensa solo al proprio tornaconto continuerà a inquinare deliberatamente. Per ottenere dei risultati concreti è necessario avere a cuore il benessere gli uni degli altri ed essere disposti ad accettare le proprie responsabilità. “Sono convinto che bisogna cominciare in casa a combattere l’inquinamento”, dice Klaus Töpfer, ex ministro tedesco dell’Ambiente. Quindi ogni cittadino deve fare la sua parte. L’uomo della strada può ipocritamente puntare il dito accusatore contro i potenti — gli stabilimenti chimici e le fabbriche — ma è forse migliore quando lui stesso lascia rifiuti in giro?
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