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Il terreno e i suoi elementi

Il terreno può reintegrare gli elementi nutritivi Il terreno sotto i vostri piedi è sterile? ABITATE in una zona dove si coltivano prodotti per uso alimentare? In tal caso, il deserto e la carestia possono sembrarvi distanti centinaia, perfino migliaia di chilometri. Ma non è così. In effetti, la penuria di viveri non dista che pochi centimetri da qualsiasi luogo della terra. È lontana solo quanto la profondità del terreno. Se alcuni essenziali centimetri di suolo superficiale fossero strappati alla terra, ogni vita su di essa infine cesserebbe. L’effettiva erosione del suolo sottrae in tutta la terra molto prezioso suolo superficiale. Per esempio, le nazioni africane ammettono che l’erosione del suolo è un grosso problema. L’ Herald d’Etiopia dice:  “Ogni giorno tonnellate e tonnellate di terra sono spazzate via dai nostri altipiani per depositarsi nei paesi vicini così che i nostri campi gradualmente si isteriliscono. Essendo poco fertili possono dare solo uno scarso ...

Acqua

IL MARE: UNA RISORSA VITALE CHE IGNORIAMO A NOSTRO RISCHIO

"L'acqua e l'aria, i due fluidi essenziali da cui dipende tutta la vita, sono diventati i bidoni della spazzatura di tutto il mondo." — Jacques-Yves Cousteau


Un tempo, queste parole non erano solo poetiche: erano vere. Ma non più. Oggi, le magnifiche strofe del poeta, che esprimono la vastità del mare e la sua apparente invulnerabilità, suonano false e vuote, proprio come l'antica incredulità che l'uomo potesse volare. Il dominio umano non si ferma più alla costa. L'uomo ha lasciato il suo segno sul mare, ed è un segno ripugnante.

Siete mai stati in spiaggia? Se sì, ricorderete senz'altro la brillantezza dei raggi solari sull’acqua, il dolce e ritmico rumore delle onde che si frangono sulla riva, una nuotata ristoratrice, i giochi tra le onde. Il solo pensiero è invitante, vero? Ma potrebbe non esserci una prossima volta. E questa non è neppure la preoccupazione più grande: il mare è molto più che un semplice piacere sensoriale.

Il mare: essenziale per la vita

Per esempio, inspirate profondamente. Secondo la New Encyclopædia Britannica, gran parte dell'aria che respiriamo la dobbiamo al mare. Come mai? Le acque di questo pianeta, in particolare le alghe e il fitoplancton in esse contenuti, forniscono circa la metà, e forse più, dell’ossigeno che respiriamo. [Fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e studi scientifici consolidati sulla produzione primaria marina].

Non solo: i mari mitigano la temperatura globale, sostengono una varietà incredibilmente ricca di forme di vita e svolgono una funzione decisiva nei cicli globali del clima e della pioggia. In sintesi, i mari sono uno degli elementi essenziali per la vita su questo pianeta.

Una gigantesca fogna che riversa i rifiuti

Per l'umanità, i mari sono stati visti anche come una discarica illimitata.

Acque luride, scarti chimici industriali e deflussi superficiali da terreni agricoli carichi di pesticidi vengono convogliati nell'oceano tramite chiatte, fiumi e condutture. Per troppo tempo, l'umanità ha trattato l'oceano come una gigantesca fogna.

Ora, però, la fogna ha cominciato a riversare i rifiuti sui suoi stessi creatori. Negli anni recenti, su famose spiagge di tutto il mondo, la balneazione è stata proibita perché il mare rigettava in riva i rifiuti più disparati e disgustosi:

  • Oggetti medici e da tossicodipendenza: siringhe usate, fiale di sangue (alcune contaminate dal virus dell’AIDS) e garze sporche.

  • Rifiuti biologici e raccapriccianti: Palline di liquami non trattati, carcasse di topi di laboratorio, il rivestimento di uno stomaco umano e altre cose ancor più nauseabonde.

La crisi ha colpito le spiagge del Mare del Nord e del Mar Baltico, del Mediterraneo e dell’Adriatico, e persino lungo le rive del Mar Nero e dell’Oceano Pacifico. Il bagno è stato vietato perché i bagnanti rischiavano una lunga serie di malattie. Il famoso oceanografo Jacques Cousteau ha scritto che in alcune spiagge del Mediterraneo si correva il pericolo di contrarre 30 diverse malattie, dai foruncoli alla cancrena. Ha pronosticato che verrà il tempo in cui nessuno oserà immergere un dito nell’acqua.

Purtroppo, i danni causati dai rifiuti non si limitano ai divieti di balneazione. L'impatto si è esteso alle acque più profonde.

I segni di New York e l'epidemia globale

Diversi anni fa, la città di New York iniziò a scaricare i detriti di fogna a circa 200 chilometri dalla costa. Recentemente, in canyon sotterranei a circa 130 chilometri, i pescatori hanno cominciato a trovare pesci con lesioni e pinne in putrefazione, e granchi e aragoste con buchi nel guscio, come se fossero stati fatti con lampade per saldare. I funzionari governativi negano qualsiasi legame con la discarica, ma i pescatori non la pensano così. Il direttore di un cantiere navale disse alla rivista Time che i newyorkesi "si riavranno indietro le immondizie nel pesce che mangiano".

Gli esperti ritengono che l’inquinamento dei mari stia diventando rapidamente una vera e propria epidemia di portata mondiale, e non si limita alle nazioni industrializzate. I paesi meno sviluppati sono anch'essi assediati per due ragioni:

  1. I mari del mondo sono in sostanza un unico grande corpo idrico le cui correnti non badano ai confini politici.

  2. Le nazioni industrializzate hanno approfittato di quelle più povere scaricando in esse i loro rifiuti. Solo negli scorsi due anni, gli Stati Uniti e l’Europa hanno spedito circa tre milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi in Europa orientale e Africa.

Inoltre, alcuni imprenditori stranieri costruiscono fabbriche in Asia e in Africa senza dotarle degli impianti necessari per un corretto smaltimento dei rifiuti.

L'indistruttibile minaccia della plastica

La plastica rappresenta per l'uomo un altro frutto dell’ingegno ormai incontrollabile. A volte sembra che la tecnologia non possa esistere senza di essa. La plastica può apparire indispensabile, ma è anche praticamente indistruttibile. Quando non serve più, l'uomo ha enormi difficoltà a smaltirla: la plastica di una confezione di sei lattine di birra può durare da 450 a 1.000 anni.

Foto di Lucien Wanda
Un comune modo per liberarsene è, come avrete immaginato, gettarla in mare. Ogni anno, si stima che circa 11 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscano negli oceani. Questa cifra è in crescita e, secondo le proiezioni, potrebbe raddoppiare entro il 2040 in assenza di interventi significativi. [Fonte: UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) e studi di riferimento come Breaking the Plastic Wave].

Secondo U.S. News & World Report, "le navi mercantili e della marina militare gettano in mare 690.000 contenitori di plastica al giorno". Un recente studio ha rilevato che, all'interno del Great Pacific Garbage Patch, le microplastiche sono arrivate a 1,5 milioni di unità per chilometro quadrato nei campioni esaminati. [Fonte: Studio The Ocean Cleanup, pubblicato su Environmental Research Letters, 2024]

I mari non possono assorbire tutta questa plastica. Essa galleggia intatta finché il mare non la rigetta su qualche spiaggia, dove continua a deturpare la bellezza della terra. Ma nel frattempo reca anche danni molto più gravi. 

Un prezzo salato in termini di vite

Il problema della plastica, come di altri inquinanti, è il suo costo in termini di vite marine.

  • Tartarughe: Le gigantesche tartarughe marine scambiano i sacchetti di plastica trasportati dalla corrente per semitrasparenti meduse, uno dei loro cibi preferiti. Le tartarughe si soffocano con questi sacchetti o li ingoiano interi, e la plastica le uccide.

  • Foche e Cetacei: Tutte le forme di vita marina, dalle balene ai delfini e alle foche, restano intrappolate nelle lenze e nelle reti da pesca abbandonate. Giocando, le foche infilano il muso in anelli di plastica gettati via e poi, incapaci di estrarli o anche solo di aprire la bocca, muoiono lentamente di fame.

  • Uccelli Marini: Gli uccelli marini restano impigliati nelle lenze e muoiono mentre si dibattono freneticamente per liberarsi.

I rifiuti soffocano e intrappolano un numero impressionante di animali: si stima che l'inquinamento da plastica causi la morte di circa 100.000 mammiferi marini e oltre 1 milione di uccelli marini all'anno. [Fonte: Stime IUCN e Green.it, basate su dati IRD].

A questo si aggiunge l'inquinamento chimico. L’estate scorsa, le onde rigettarono sulle rive del Mare del Nord foche morte. Nel giro di pochi mesi, circa 12.000 delle 18.000 foche comuni del Mare del Nord furono distrutte. La causa fu un virus. Ma i miliardi di litri di rifiuti scaricati regolarmente hanno indebolito il sistema immunitario delle foche, favorendo la diffusione letale della malattia.

Un meccanismo delicato viene sconvolto

Anche se l’inquinamento è particolarmente concentrato in aree come il Mar Baltico e il Mare del Nord, al giorno d'oggi, un animale farebbe fatica a trovare un tratto non contaminato in qualsiasi mare. Nelle remote distese dell’Artico e dell’Antartico, pinguini, narvali, orsi polari, pesci e foche hanno nei tessuti del loro organismo tracce dei prodotti chimici e dei pesticidi fabbricati dall'uomo.

Le carcasse dei beluga nel Golfo del San Lorenzo in Canada sono considerate rifiuti pericolosi, essendo impregnate di tossine. Solo in un anno, sulla costa atlantica degli Stati Uniti circa il 40 per cento dei delfini della zona è morto, venendo ributtato a riva con vesciche, lesioni e pezzi di pelle che si staccavano.

L’inquinamento dei mari ha anche un altro prezzo: inferisce un colpo letale a complessi ecosistemi.

I mari sono dotati di meccanismi per difendersi dall’inquinamento. Gli estuari e i terreni paludosi alle foci dei fiumi sono filtri efficienti, che eliminano le sostanze nocive prima che l’acqua affluisca nel mare. Il mare stesso ha un’immensa capacità di rinnovarsi. Ma l’uomo bonifica le paludi costruendovi sopra, abusa degli estuari, e nello stesso tempo riversa i rifiuti nei mari più velocemente di quanto essi non possano smaltirli.

I liquami e le acque di deflusso, affluendo incontrollati, sovralimentano le alghe, che quindi fioriscono producendo il vasto fenomeno dell’acqua rossa e bruna. Questo impoverisce l’acqua di ossigeno e uccide la vita marina nel raggio di chilometri. Il fenomeno è in aumento in tutto il mondo.

Le nuove forme di Inquinamento

L’uomo ha inquinato anche in modi di cui non si era mai sentito parlare:

  • Inquinamento termico: Un afflusso di rifiuti caldi che fanno alzare anche solo leggermente le temperature delle acque locali può favorire lo sviluppo di organismi che sconvolgono l’ecosistema.

  • Inquinamento da rumore: Secondo il New York Times, l’uomo ha turbato la quiete del mondo sottomarino con i brillamenti di mine per studi sismici, le perforazioni petrolifere e le navi gigantesche.

Il rumore danneggia i sensibili organi dell’udito di pesci, balene e foche, compromettendo anche la loro capacità di comunicare. Carl Sagan, nel suo libro Cosmo, affermò che un tempo le balene potevano udire i suoni a bassa frequenza emessi da loro simili attraverso migliaia di chilometri di oceano. Con le interferenze umane, quella distanza è stata ridotta a poche centinaia di chilometri. "Le balene sono state messe definitivamente a tacere," fu la sua amara riflessione.

I mari sono anche un esempio di come i problemi dell’inquinamento siano ormai correlati fra loro. A causa del danno che l’uomo ha fatto allo strato di ozono nell’atmosfera terrestre, una maggiore quantità di luce ultravioletta raggiunge il mare, uccidendo il plancton che galleggia vicino alla superficie. Dato che il plancton assorbe l’anidride carbonica, distruggendolo si favorisce il fenomeno mondiale dell’"effetto serra". Entra in gioco anche la pioggia acida, che scarica l’azoto prodotto dall’uomo nelle acque, forse promuovendo le letali fioriture di alghe.

Che ingarbugliata e pericolosa tela ha intessuto l'umanità!

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