Il terreno può reintegrare gli elementi nutritivi Il terreno sotto i vostri piedi è sterile? ABITATE in una zona dove si coltivano prodotti per uso alimentare? In tal caso, il deserto e la carestia possono sembrarvi distanti centinaia, perfino migliaia di chilometri. Ma non è così. In effetti, la penuria di viveri non dista che pochi centimetri da qualsiasi luogo della terra. È lontana solo quanto la profondità del terreno. Se alcuni essenziali centimetri di suolo superficiale fossero strappati alla terra, ogni vita su di essa infine cesserebbe. L’effettiva erosione del suolo sottrae in tutta la terra molto prezioso suolo superficiale. Per esempio, le nazioni africane ammettono che l’erosione del suolo è un grosso problema. L’ Herald d’Etiopia dice: “Ogni giorno tonnellate e tonnellate di terra sono spazzate via dai nostri altipiani per depositarsi nei paesi vicini così che i nostri campi gradualmente si isteriliscono. Essendo poco fertili possono dare solo uno scarso ...
Le possibilità dell’energia solare
IN UN’ÈRA di carenze energetiche, il fatto che il sole sia
un’inesauribile fonte di energia, che riversa la sua luce e il suo calore
benefico su tutta la terra abitata, non è passato inosservato. Esso mantiene la
terra a una temperatura media confortevole. Fornisce l’energia per la crescita
delle piante, e quindi di tutta la vita. Questi benefici sono così ovvi che
molti li prendono per scontati.
Siamo abituati a sfruttare altre forme di energia in tanti campi nei
quali i raggi del sole non si possono utilizzare direttamente. Se altre fonti
energetiche dovessero diminuire ed esaurirsi, sarebbe possibile riscaldare le
abitazioni e le fabbriche con i raggi del sole? Potremmo trasformare in qualche
modo l’energia raggiante così da produrre elettricità per l’illuminazione, per
far funzionare motori e apparecchi radio e televisivi? Potremmo imprigionare
l’energia solare in accumulatori per poi alimentare automobili e aeroplani?
Queste possibilità sono oggetto di seri studi, e in alcune parti del mondo il
solare è ad uno sviluppo molto avanzato.
In molti laboratori gli scienziati stanno facendo ulteriori ricerche di base per utilizzare l’energia
solare. Non c’è dubbio che il potenziale esiste. I raggi solari che cadono su
una superficie di 676 chilometri quadrati nell’Arizona contengono energia pari
a quella generata da tutte le centrali elettriche degli Stati Uniti. Quali sono
allora i problemi?
Il primo problema da affrontare è il fatto che la luce del sole è
diffusa. Qualsiasi collettore di limitata grandezza riceve relativamente poca
energia. Ma anche questa energia diffusa è sufficiente per alcuni impieghi. Gli
edifici costruiti con la migliore esposizione alla luce del sole possono
imprigionare abbastanza calore per risparmiare molto del combustibile
necessario per il riscaldamento. Acqua contenuta in serbatoi sui tetti può
essere riscaldata a una temperatura sufficiente per fare il bagno, lavare i
piatti o fare il bucato.
Un’altra limitazione insita nell’energia solare è che non sempre è
disponibile quando ci serve. Al tramonto non c’è più. Anche le nuvole
interrompono l’afflusso di energia solare. L’intensità della luce solare, il
numero di ore di luce diurna e la quantità di nuvolosità sono fattori che
variano con la latitudine e le stagioni. In molti casi l’energia solare potrà
essere utilizzata solo se si troveranno i modi per immagazzinarla mentre il
sole splende e per usarla di notte o nelle giornate nuvolose.
Un modo semplice per immagazzinare energia solare è quello di scaldare
l’acqua durante il giorno e tenerla in serbatoi isolati per usarla la notte.
L’acqua calda si può far circolare anche nei radiatori per riscaldare la casa.
Quando il tempo è cattivo, tale sistema dev’essere integrato da un’altra fonte.
Come sistema di riscaldamento supplementare, però, è già sfruttato per ridurre
il fabbisogno di gas o elettricità.
Oltre a questa applicazione elementare, ci sono metodi più complicati
per sfruttare il calore del sole. Concentrando i raggi del sole, è possibile
ottenere temperature molto più elevate. Chi non ha fatto l’esperimento di
mettere un pezzo di carta sotto una lente di ingrandimento nel punto in cui
convergevano i raggi del sole, osservando poi la carta annerirsi e prendere
fuoco? Viene applicato questo principio su larga scala con l’uso di specchi
concavi per concentrare i raggi solari su una piccola area, producendo un
calore tale da fondere i materiali più refrattari. In un forno solare di questo
tipo installato nella Francia meridionale, la caldaia sistemata nel punto
focale viene impiegata per generare elettricità che viene erogata alla rete
elettrica nazionale. Il fabbricante mette in vendita centrali solari della
potenza di 1.000 chilowatt.
Un sistema di questo genere, ma più complesso, è stato installato ad
Albuquerque nel Nuovo Messico per studiarne le possibilità economiche in vista
della costruzione di grandi centrali solari. Una serie di specchi sono messi a
fuoco in un punto di una torre alta circa 60 metri. Ciascuno specchio
misura 1,2 metri quadrati, e se ne montano 25 su un “eliostato”, disposti
in modo da formare un quadrato. Man mano che il sole si sposta attraverso il
cielo, bisogna inclinare l’eliostato in sincronismo con il movimento del sole
perché il suo fascio di raggi riflessi rimanga diretto sull’obiettivo. In un
campo triangolare a nord della torre sono sistemati 222 di questi eliostati. Un
computer li guida tutti separatamente, secondo la rispettiva distanza e
direzione.
Quando sono tutti messi a fuoco sulla torre, i raggi del sole che
cadono su una superficie di 8.000 metri quadrati vengono tutti concentrati su
un’area di circa mezzo metro quadrato. Il calore di più di 1.000 soli raggiunge
la temperatura di 2.300 gradi centigradi. Nei primi esperimenti, i raggi
inviati dall’eliostato hanno rapidamente prodotto un foro in una lamina
d’acciaio.
In seguito agli esperimenti eseguiti con una caldaia installata nella
torre, sono in progetto diverse costruzioni in California di centrali solari
mediamente da 10.000 chilowatt, che si potranno inserire nella rete elettrica
della California.
Elettricità dalla luce solare
Frattanto, altri scienziati stanno lavorando verso un obiettivo a
lungo termine: quello di convertire direttamente la luce del sole in
elettricità. Il principio non è nuovo. Da anni usiamo dispositivi basati
sull’effetto fotoelettrico. Per esempio, la fotocellula di una macchina
fotografica stabilisce la corretta apertura dell’obiettivo in base alla
luminosità della scena da riprendere. La luce genera una piccola corrente
elettrica, che fa muovere un ago su un quadrante. È un’impresa formidabile
produrre in questo modo sufficiente corrente per fare un lavoro utile, ma i
risultati sono notevoli.
Come fa la luce a generare elettricità in una fotocellula? Il segreto
sta nell’impiego di un elemento semiconduttore. In un elemento dotato di buona
conduttività, come la maggioranza dei metalli, gli elettroni non sono
strettamente vincolati agli atomi. Si muovono liberamente per trasportare la
corrente. Negli isolanti, gli elettroni sono strettamente vincolati nelle loro
orbite, e non possono muoversi. I semiconduttori sono una via di mezzo; gli
elettroni sono legati, ma non strettamente, per cui con una piccola spinta si
liberano e possono muoversi.
Il silicio puro è un cattivo conduttore. Ad ogni modo, le piccole
quantità di impurità presenti in esso ne migliorano la conduttività. Per
esempio, tracce di un elemento come l’arsenico, che ha cinque elettroni
esterni, uno più del silicio, che ne ha quattro, provvedono al cristallo
elettroni liberi. Un po’ di boro invece, che ha solo tre elettroni esterni,
causa una carenza. Gli elettroni mancanti sono detti buche. Un altro elettrone
può facilmente saltare in una buca da un atomo adiacente, producendo lo stesso
effetto che se la buca si muovesse, e passasse una corrente di carica positiva.
Il primo tipo di silicio impuro è detto silicio a drogaggio di tipo n,
perché ha elettroni in eccesso (di carica negativa). Il secondo tipo è detto a
drogaggio di tipo p, per le buche in eccesso (di carica positiva). Se questi
due tipi di silicio sono messi uno di fronte all’altro formano una giunzione
n-p. Gli elettroni vanno solo in una direzione attraverso questa giunzione.
Questa è la base del transistor, che ha sostituito le voluminose valvole di
ieri con gli odierni minuscoli cristalli di silicio.
Supponiamo ora di prendere due pezzi di silicio, uno di tipo n e uno
di tipo p, e di metterli insieme. Invece del transistor, otteniamo una cellula
fotovoltaica. Esponendola al sole, assorbe l’energia contenuta nei fotoni, le
singole particelle della luce solare, facendo liberare gli elettroni dagli
atomi di silicio. Se si collegano i due lati della cellula per formare un
circuito, gli elettroni passano dal lato n al lato p. Questa corrente elettrica
si può utilizzare. È elettricità ricavata dalla luce solare.
Non tutta l’energia della luce solare si può convertire in
elettricità. L’energia di un fotone di luce solare varia da 1,5 a
3 elettronvolt, man mano che la gamma dei colori si sposta dal rosso al
violetto. Ma ci vuole solo un elettronvolt circa per liberare l’elettrone del
cristallo di silicio, per cui il resto dell’energia va perduto sotto forma di
calore. La massima efficienza teorica di una sola cellula a silicio è del
22 per cento circa. Le più efficienti cellule prodotte finora hanno un
rendimento del 40 per cento circa. Si spera che, combinando diversi tipi
elementari di semiconduttori in vari strati, si possa convertire in elettricità
fino al 80 per cento dell’energia contenuta nella luce solare.
Applicazioni delle batterie solari
Le batterie elettriche solari hanno già trovato un posto importante
nella moderna tecnologia, essendo impiegate per fornire la corrente ai veicoli
spaziali. Per questa applicazione sono nella posizione ideale. Nei viaggi
interplanetari sono esposte di continuo alla piena luce del sole (in orbita,
per più di metà del tempo). Non si frappongono nubi, e non sono battute dalla
pioggia o dal vento. Il loro costo è assorbito dalle somme stanziate per le
ricerche spaziali.
Riscontriamo dunque che la caratteristica più notevole nella forma
dello Skylab o dei Viking inviati su Marte sono le pale solari. Le batterie
solari si sono dimostrate sicure e resistenti. La centrale elettrica del Viking
produceva ancora 600 watt due anni dopo il suo arrivo su Marte. Le loro
prestazioni in questo campo le raccomandano senz’altro. Per garantire la
perfezione necessaria le batterie solari sono oggetto di meticolose cure e il
loro costo è enorme, ma per un Viking o altro questo è ammissibile. Tuttavia il
loro attuale costo dovrà essere ridotto a meno di un ventesimo così da renderle
accessibili per generare elettricità sulla terra. Questo parrebbe dilazionare
di molto l’impiego dell’energia elettrica solare, ma le enormi riduzioni dei
costi che si sono realizzate in altri dispositivi a semiconduttori fanno
sperare in un successo più prossimo. In molti laboratori si cerca febbrilmente
di trovare processi automatici per rendere meno costose le batterie solari. Gli
entusiastici sostenitori affermano che per l’anno 2050 il sole potrebbe provvedere
agli Stati Uniti il 50 per cento dell’energia necessaria.
L’energia elettrica solare ha una caratteristica che la pone in netto
contrasto con molte altre fonti di elettricità. È modulare per natura. Vale a
dire che l’unità base della produzione è un singolo piccolo modulo. Per
ottenere più energia, basta mettere insieme più moduli. Con l’energia generata
mediante il vapore questo non è possibile. Ci vuole una grande centrale per
produrre energia a buon mercato bruciando petrolio o carbone. Lo stesso dicasi
per l’energia nucleare, e lo si potrà dire ancor più per la fusione
termonucleare. Ma l’elettricità ottenuta dal sole promette di costare poco sia
che venga prodotta in piccole o in grandi centrali.
Sorge pertanto un’interessante domanda: Sarà possibile eliminare le
estese reti di elettrodotti essenziali nell’attuale sistema? Forse la centrale
elettrica del futuro sarà più che altro una cosa di comunità o di quartiere, o
potrebbe anche essere adattata alle singole abitazioni. Questa idea disturba
coloro che hanno organizzato colossali reti regionali, o perfino nazionali, per
la produzione di elettricità. È comprensibile che gli industriali, i quali
vedono una minaccia ai loro enormi investimenti nell’attuale sistema, non siano
entusiasti e non sostengano un’innovazione così radicale. Se questi non fossero
riluttanti, dicono alcuni, l’impiego dell’energia solare potrebbe avere un più
rapido sviluppo.
Altri vantaggi dell’elettricità ricavata direttamente dal sole sono
chiaramente allettanti. Sarà pulita, silenziosa e sicura. Non ci sono parti in
movimento e non c’è nulla che si consumi. È semplice da utilizzare. Non è
inquinante. È erogata gratuitamente ed è rinnovabile come la luce del sole da
un giorno all’altro. C’è da meravigliarsi se le possibilità di tale fonte
energetica spingono i suoi sostenitori a chiedere di fare ogni sforzo per
poterla utilizzare sempre di più?
Energia solare
dallo spazio?
La più incredibile idea che si potesse avere per
ricavare energia elettrica dalla luce del sole è tale che sembra uscire da un
film di fantascienza. Si tratterebbe di montare nello spazio un’immensa serie
di pannelli solari, per una superficie complessiva di 50 chilometri
quadrati. Questo collettore di energia verrebbe messo in orbita stazionaria a
36.000 chilometri di altezza, sopra un punto scelto all’equatore. L’energia
generata convertita in microonde sarebbe inviata a terra e captata da
un’antenna ricevente del diametro di 10 chilometri. I cinque milioni di
chilowatt prodotti sarebbero sufficienti per la città di New York. Questa
proposta presenta un chiaro vantaggio rispetto ai collettori solari
installati a terra. La centrale elettrica spaziale resterebbe in funzione
24 ore su 24, e la nuvolosità non impedirebbe né la raccolta di
energia né la sua trasmissione mediante microonde.
Ma una costruzione così gigantesca non è
alla portata dell’attuale tecnologia spaziale. Ci vorrebbero molti miliardi
di dollari per costruire i razzi e trasportare nello spazio il materiale e il
personale. E ci si chiede se le microonde vaganti non metterebbero in
pericolo le persone vicino alla stazione ricevente. Inoltre, che effetto
potrebbe avere sulla ionosfera e sul tempo, sulla radio e sulla televisione?
Gli astronomi si lamentano perché questi oggetti luminosi nel cielo
impedirebbero permanentemente l’esplorazione delle profondità dello spazio,
ciò che richiede un cielo oscuro. Quelli delle società per l’energia
elettrica potrebbero essere favorevoli a un simile progetto, perché dovremmo
sempre dipendere dalle loro reti di distribuzione.
Ma se poteste conservarla durante la notte,
forse preferireste prendere direttamente l’energia dal sole mentre splende su
casa vostra, evitando questo giro complicato. Dopo tutto, quando i satelliti
solari saranno all’ordine del giorno, forse sarete in grado di raccogliere
abbastanza energia dal sole per casa vostra con appena tre metri quadrati di
batterie solari sul tetto.
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COMUNE IMPIEGO DELL’ENERGIA SOLARE
Oltre
cent’anni fa l’ingegnere George Stephenson mostrò di comprendere come la luce
solare è così utilizzata dall’uomo. Osservando un convoglio ferroviario
sparire in lontananza, si volse a un amico e gli chiese: “Che cosa fa andare
la locomotiva?”
“Ma,
uno dei tuoi macchinisti di Newcastle, naturalmente”, fu la risposta.
“No”,
rispose Stephenson, “la luce solare!”
All’amico
perplesso, Stephenson spiegò: “È la
luce che è stata conservata nella terra per molte migliaia d’anni; la luce assorbita
dalla pianta durante la sua crescita è essenziale per la condensazione del
carbonio e questa luce, racchiusa nel carbone per tanti anni, è ora
dissotterrata e, essendo di nuovo liberata come in questa locomotiva, rende
un grande servizio all’uomo”.
Quindi,
per quanto sembri sorprendente, le moderne macchine, incluse le enormi
turbine degli impianti di generazione di elettricità sono, in effetti,
indirettamente azionate dall’energia del sole!
Comunque,
non solo il carbone, ma anche il petrolio e il gas naturale rappresentano
energia solare conservata, giacché si crede che tali depositi si formassero
probabilmente mediante il calore e la pressione esercitata sulle piante e
sugli animali in lunghe epoche passate. Anche l’acqua che fa girare le
turbine degli impianti idroelettrici fu dapprima “pompata” dagli oceani per
mezzo del sole perché cadesse sotto forma di pioggia o di neve prima di
tornare ai mari. Pertanto è così che l’energia solare indirettamente fa
andare le automobili, gli autobus e gli aeroplani, oltre a far funzionare i
nostri apparecchi elettrici!
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